Partito dei Comitati di Appoggio alla Resistenza - per il Comunismo (CARC)
Milano,
14.04.2023
Concluso con successo il VI Congresso del Partito dei CARC
Spezzare
le catene UE e NATO! Avanti uniti per il Governo di Blocco Popolare verso il
socialismo!
Sabato 1 e
domenica 2 aprile i delegati al VI Congresso Nazionale del Partito dei CARC si
sono riuniti a Roma con un centinaio di invitati e salutati da numerosi
contributi al dibattito e messaggi di buon lavoro.
Essi hanno
portato a termine positivamente i compiti del VI Congresso, in particolare
1. rafforzare
nelle file del Partito la
comprensione di come usare le crepe nel sistema
politico nella classe dominante e gli appigli che la situazione offre per orientare
e coalizzare le organizzazioni operaie e popolari, i partiti e organismi del
movimento comunista cosciente e organizzato, tutte le forze anti Larghe Intese
e che hanno a cuore le sorti del paese nella lotta per costituire un governo
d’emergenza popolare;
2. elevare l’unità
di indirizzo rispetto alle origini e la natura della guerra in corso in Ucraina
e al contesto storico e internazionale di cui essa è
espressione in modo da contrastare le posizioni da “tifosi della Federazione
Russa contro il governo nazista ucraino” presenti anche nelle nostre file e
che, al pari della linea del “multipolarismo”, portano a trascurare o comunque
a mettere in secondo piano la lotta per instaurare il socialismo nel nostro
paese e quindi ostacolano il dispiegarsi di un’azione sistematica e capillare
per fare della lotta contro la partecipazione alla guerra a cui gli
imperialisti USA hanno dato il via nel 2014 per espandere la NATO all’Ucraina
(e contro cui il 24 febbraio 2022 la Federazione Russa ha reagito con la sua
“operazione militare speciale”) un altro fronte
su cui sviluppare il contrattacco delle masse popolari convogliando ogni
singola operazione nel fiume della rivoluzione socialista;
3. rafforzare nel corpo del
Partito la comprensione delle cause della frammentazione attuale dei comunisti
italiani (ma lo stesso vale per i comunisti degli altri paesi imperialisti) in
una miriade di partiti, organismi, gruppi e personaggi che operano ognuno per
conto proprio e della via per superarla. La frammentazione dei comunisti è una
malattia che molti compagni denunciano, si augurano che guarisca e si danno
anche da fare per guarirla. Come con qualsiasi altra malattia, per curarla in
primo luogo serve una diagnosi giusta, poi individuare la cura adatta allo
scopo e infine perseverare nel seguirla fino
alla guarigione. La frammentazione dei comunisti è sicuramente una malattia
grave, ma il procedimento per curarla è lo stesso anche se la scienza che serve
non è quella medica, ma la scienza comunista;
4. consolidare e
sviluppare i risultati raggiunti nell’attuazione della linea (sancita dal V
Congresso del gennaio 2019) di diventare un partito di quadri e di massa, un
partito cioè organizzato in modo da raccogliere lavoratori avanzati e compagni
della base rossa e farli partecipare alla lotta per la costituzione del Governo
di Blocco Popolare. In questo modo, per loro esperienza diretta e attraverso un
processo di cui sono protagonisti, supereranno le illusioni democratiche e il
riformismo rivendicativo ed elettorale che il lungo periodo di predominio dei
revisionisti moderni e della sinistra borghese ha sedimentato anche tra larga
parte di essi e toccheranno con mano che la rivoluzione socialista è l’unica
strada realistica, efficace e possibile per farla finita con il disastroso corso delle cose imposto dalla borghesia
imperialista.
Il VI
Congresso ha così messo basi più solide perché il P.CARC contribuisca di più e
meglio a quello che è il compito proprio dei comunisti: trasformare il disordine e l’indignazione generali delle masse in una
guerra diretta a mettere fine al dominio della borghesia imperialista, al suo
modo di produzione e agli ordinamenti che su di esso si basano e instaurare un
regime socialista.
Alla prima giornata
di Congresso
hanno partecipato, sono intervenuti e hanno inviato contributi e messaggi di
saluto numerosi esponenti di organismi operai e
popolari, di organizzazioni anti Larghe Intese e di partiti, organismi e
riviste comuniste. Per quanto riguarda il movimento comunista del nostro paese
e la “malattia” della sua frammentazione, nel suo saluto il Segretario Generale
del (n)PCI, il nostro partito fratello, ha messo bene in luce che
“noi comunisti dei paesi imperialisti nel
secolo scorso abbiamo subito una grande sconfitta e questo pesa ancora molto
nella lotta in corso. Ma la sconfitta è stata grande perché grandi sono i
risultati della prima ondata di rivoluzioni proletarie sollevata nel mondo
dalla nostra vittoria nell’Ottobre 1917, dalla costituzione dell’Unione
Sovietica e dell’Internazionale Comunista. Nonostante la sconfitta restano
ancora nel mondo grandi e fecondi risultati di questa grande ondata. La
borghesia imperialista volge il dominio che abbiamo acquisito sulla natura in
inquinamento e devastazione della Terra, al punto che incombe la distruzione
delle condizioni dell’esistenza della specie umana e lo usa su grande scala a
fini militari: la guerra in Ucraina lo mostra. Tuttavia né ha cancellato né è
in grado di cancellare completamente i risultati della prima ondata. In alcuni
dei primi paesi socialisti (dalla Repubblica Popolare Cinese a Cuba, dalla
Corea del Nord al Vietnam e al Laos) alla testa dei governi vi sono partiti
comunisti in ognuno dei quali la destra è lungi dall’essere prevalsa nella
lotta tra le due linee. Molti sono i paesi dove forte se non predominante è l’opposizione
all’egemonia e alle prepotenze della Comunità Internazionale dei gruppi
imperialisti USA, sionisti ed europei. In tutti i paesi imperialisti cresce la
rottura tra le masse popolari e la borghesia imperialista. In alcuni di essi,
come l’Italia, grande è ancora la base rossa: il numero degli individui in cui
l’aspirazione al socialismo è viva. Importante è quindi che noi comunisti
facciamo e diffondiamo il bilancio della prima ondata della rivoluzione
proletaria. I documenti del vostro Congresso lo fanno.
Quali sono
stati i limiti nella comprensione delle condizioni, della forma e dei risultati
della lotta di classe a causa dei quali nel secolo scorso non siamo riusciti a
instaurare il socialismo nei paesi imperialisti e molti dei primi paesi socialisti,
e tra essi L’URSS, hanno cambiato strada? Il (n)PCI ha dato risposte precise a
questa domanda. Ogni organismo che vuole essere comunista deve dare risposta a
questa domanda e verificare la risposta sia nel dibattito franco e aperto fra
comunisti sia nell’applicazione della risposta nella pratica. Chi non è
convinto che il comunismo è il futuro dell’umanità, non fa il bilancio delle
nostre sconfitte. Per lui è normale che chi si ribella alla borghesia sia
sconfitto, che la borghesia domini. Al massimo le masse popolari possono
strapparle alcune migliorie. Questo è il modo di pensare degli esponenti della
sinistra borghese e di quelli che, anche se parlano di socialismo, non dicono
cosa intendono.
I fondatori
della scienza delle attività con le quali gli uomini fanno la loro storia, Marx
ed Engels, ci hanno insegnato che il comunismo è il futuro dell’umanità che
succederà alla società borghese. Quindi di fronte ad ogni sconfitta, noi
facciamo il bilancio, traiamo insegnamenti per riprendere con successo la lotta
e li applichiamo nella pratica. Gli uomini sono arrivati in cima all’Everest,
ma quanti tentativi finiti male prima di arrivarci!”.
Sono intervenuti esponenti di Costituente Comunista,
PRC, PMLI e La Città Futura (mentre un membro della Direzione
Nazionale del PCI a causa di un imprevisto non è riuscito a essere presente per
intervenire), Militant, Circolo Culturale
Proletario di Genova, Centro Sociale 28 Maggio di Brescia, Socialismo Italico,
Rivoluzione hanno inviato messaggi e contributi al dibattito. È un
significativo passo avanti rispetto allo scorso Congresso del gennaio 2019,
quando l’intervento di un dirigente provinciale fiorentino del PRC aveva fatto
“brillare” l’assenza degli altri partiti che si richiamano al comunismo
nonostante fossero stati invitati.
Il loro contributo è soprattutto una base per
allargare e rafforzare da subito l’unità d’azione. Anche a questo fine subito
dopo il Congresso abbiamo lanciato l’appello per la Settimana Rossa, “una settimana di mobilitazioni unitarie, capillare a
diffuse contro il programma comune delle Larghe Intese e per il programma
comune delle masse popolari:
“CONTRO il governo della guerra e della
sudditanza alla UE e alla NATO, dello smantellamento delle aziende, della
privatizzazione dei servizi pubblici, del carovita e dell’eliminazione del
Reddito di Cittadinanza, dei rigassificatori e della devastazione ambientale,
delle stragi di migranti, della repressione, della mano libera alle
organizzazioni fasciste,
PER “la pace,
il pane e la libertà”, per estendere i servizi pubblici e gestirli in funzione
delle esigenze delle masse, per tutelare e migliorare l’ambiente in cui
viviamo, per liberare il nostro paese da sfruttatori e oppressori, per un
sistema di relazioni sociali corrispondente alle esigenze delle masse popolari,
democratico ed ecocompatibile. (...)
Per la pace. Cioè per
sottrarre il nostro paese dal giogo della NATO e della UE.
Per il pane. Cioè per
assicurare a ogni adulto un lavoro utile e dignitoso.
Per la libertà. Cioè
per rompere il sistema politico delle Larghe Intese e per il protagonismo delle
masse popolari organizzate”.
È
una base per avanzare nel dibattito franco e aperto sul bilancio della prima
ondata della rivoluzione proletaria, l’analisi della fase e il piano d’azione
per instaurare il socialismo nel nostro paese. Il dibattito franco e aperto su questi temi
fa parte del percorso attraverso il quale i comunisti arriveranno a una
comprensione più avanzata delle condizioni della lotta di classe nell’epoca
imperialista, comprensione necessaria per guarire la malattia della
frammentazione, per far rinascere il movimento comunista e portare alla
vittoria la seconda ondata della rivoluzione proletaria in corso nel mondo.
Le giornate dell’1 e del 2 aprile hanno concluso una
campagna congressuale durata più di tre mesi nel corso della quale abbiamo
discusso i documenti congressuali con decine di lavoratori e di altri
elementi avanzati delle masse popolari, di esponenti della base rossa, di
esponenti della sinistra sindacale. Alcuni di loro hanno posto domande,
obiezioni, dubbi e critiche sulla linea del Governo di Blocco Popolare. Pur
nella diversità di formulazione, le obiezioni sono di tre tipi.
“Non ce lo lasceranno fare”. Ma non ci hanno regalato nessuno dei
diritti e delle conquiste di cui abbiamo goduto per anni, abbiamo strappato
tutto con la lotta. Possiamo riprenderceli, ma soprattutto fare tesoro dell’esperienza:
abbiamo visto che senza prendere in mano il governo del paese ogni conquista è
precaria, quando i padroni e le loro autorità non hanno avuto più il fiato del
movimento comunista sul collo hanno iniziato a eliminarle una dopo l’altra.
“Le misure d’emergenza che indicate sono impossibili in una società
borghese, sono da governo socialista”. Un governo d’emergenza popolare non
fa che attuare, tutte insieme e ben combinate tra loro, cose che i padroni e i
loro governi hanno fatto una a una e solo con difficoltà, saltuariamente,
quando non hanno potuto farne a meno, cose che fanno il meno possibile e che
smettono di fare appena possibile. Pensiamo al periodo della pandemia. Per mesi
il governo ha deciso quali aziende dovevano fermarsi e quali continuare a
funzionare, ha indicato una serie di condizioni che
le aziende in funzione dovevano soddisfare, ha bloccato i licenziamenti, ha
organizzato o incentivato la produzione di alcuni beni, è entrato nella
direzione di alcune aziende a rischio: non era certo un “governo socialista”,
ma in qualche modo ha diretto l’economia. Ecco, un governo di emergenza
popolare è un governo che fa cose di questo genere: non solo per far fronte
all’epidemia, ma anche per rimediare all’inquinamento ambientale, al dissesto
idrogeologico, al degrado, per garantire a tutti cure e istruzione di qualità,
ecc.
“La linea del GBP è riformismo”. Certo, se consideriamo la costituzione
di un governo d’emergenza che nazionalizza le aziende lasciate andare in malora
dai capitalisti, che crea nuove aziende pubbliche o riconverte e amplia
l’attività di quelle esistenti, che inquadra in un piano economico nazionale le
aziende capitaliste e pubbliche, le cooperative (vecchie e nuove) e altre
strutture economiche come la soluzione del problema. Ma per noi comunisti il
Governo di Blocco Popolare è solamente un salto avanti di una lotta che
concluderemo sostituendo le aziende gestite dai capitalisti per aumentare il
loro capitale con unità produttive gestite dai lavoratori organizzati che
lavorano secondo un piano pubblicamente deciso per produrre tutti e solo i beni
e i servizi necessari alla vita dignitosa della popolazione e ai rapporti di
solidarietà, di collaborazione e di scambio con gli altri paesi.
Nella seconda
giornata del Congresso, i delegati hanno approvato con alcune correzioni la
Dichiarazione Generale, le due Risoluzioni annesse e il nuovo Statuto del
Partito. Questi documenti a breve saranno a disposizione sul sito www.carc.it,
insieme alle mozioni approvate dal Congresso e agli interventi dei delegati e
degli invitati e dei saluti pervenuti per la prima giornata. Ognuno, facendo il
confronto con i documenti congressuali pubblicati a inizio Congresso, può farsi
un’idea in prima persona delle correzioni apportate attraverso il dibattito
congressuale. Segnaliamo solamente che, per sviluppare l’azione come partito di
quadri e di massa, una delle correzioni allo Statuto è stata quella di
introdurre l’esistenza del presidio del Partito: un collettivo, composto da uno
o più membri oppure da un membro e uno o più collaboratori e simpatizzanti
oppure da soli collaboratori e simpatizzanti, che non ha ancora le
caratteristiche per costituire una Sezione, ma che svolge un’azione (di
propaganda, di organizzazione, di mobilitazione, ecc.) funzionale al
radicamento territoriale del Partito sotto la direzione della Segreteria
Federale o del Comitato Direttivo.
I delegati
hanno poi eletto il Segretario Nazionale (confermando all’unanimità il compagno
Pietro Vangeli), la Direzione Nazionale e la Commissione Nazionale di Garanzia.
Nei prossimi
giorni la nuova Direzione Nazionale si riunirà per prendere le decisioni
politiche e organizzative necessarie a dare attuazione agli orientamenti
definiti dal VI Congresso.
La Direzione
Nazionale eletta dal Congresso si complimenta con i compagni che hanno assunto
nuovi compiti e maggiori responsabilità nella lotta per mobilitare le masse
popolari del nostro paese a costituire un loro governo d’emergenza.
Spezzare
le catene UE e NATO! Avanti uniti per il Governo di Blocco Popolare verso il
socialismo!
Il
socialismo è il nostro futuro!
Di seguito riportiamo i saluti inviati dal Circolo Culturake Proletario di
Genova al Partito dei Carc per il loro congresso
Un caro saluto ai compagni dei Carc da parte dei compagni del Circolo Culturale Proletario di Genova. In questo momento storico in cui le borghesie imperialiste dei paesi occidentali stanno rigettando il pianeta in un terribile conflitto di dimensioni planetarie e fanno uso della canaglia fascista per realizzare i loro propositi di dominio mondiale, i comunisti, i marxisti-leninisti, che hanno tra i loro maestri Marx, Engels, Lenin, Stalin e Mao devono trovare unità di intenti e d'azione per dare maggiore forza alla lotta di classe delle classi subalterne, per guidarle verso il socialismo. Per fare ciò, noi pensiamo che sia indispensabile fare alleanze con tutte quelle forze anti-sistema, non fasciste, che sono scese in piazza in questi ultimi anni contro il green pass e contro la guerra imperialista della Nato, consapevoli della grave situazione venutasi a determinare, che tende a creare fasce sempre più ampie di diseredati e di proletari. Questo processo di impoverimento delle classi lavoratrici, nel nostro paese, come in altri, e' avvenuto principalmente per colpa delle forze revisioniste, ben presenti tra le masse popolari e, in secondo luogo, alla spesso pilotata frantumazione delle forze comuniste o presunte tali, che hanno fatto del frazionismo e del distinguo ideologico il loro carattere fondante, isolandosi sempre più dalla prassi della lotta di classe. Noi pensiamo che occorra invertire questa tendenza prevalente tra le organizzazioni comuniste presenti nel nostro paese e dare vita ad un solo, unico grande partito comunista d'Italia, dove al centro dell'agire politico vi sia la lotta di classe e non disdegni di sporcarsi le mani anche facendo alleanze con gruppi o organizzazioni popolari, non necessariamente comunisti, ma che si ponga come obiettivo una società più giusta, più equa che contrasti il grande capitale finanziario e industriale che domina il nostro paese e, tramite la guerra e la distruzione di paesi e popoli terzi, vuole dominare incontrastato il mondo. Solo così potremmo costruire nel nostro paese un movimento e un partito forte per tentare di cambiare realmente la nostra società. Chi pensa di realizzare questi obiettivi con scorciatoie ribellistiche o di altro tipo, che hanno già in passato ampiamente dimostrato tutta la loro improduttivita' e si è visto che hanno il fiato corto, non andrà da nessuna parte. Occorre riprendere gli insegnamenti del narxismo-leninismo, diffonderli tra le giovani generazioni, preparare quadri politici adeguati e imbastire alleanze di classe sui territori per controbattere alla egemonia ideologica della borghesia imperialista e porre sempre in primo piano del nostro agire politico il conflitto capitale-lavoro.
Fedeli ai principi del marxismo-leninismo, ribadendo la solidarietà internazionalista dei prigionieri politici rivoluzionari che scontano in tutte le carceri dei paesi imperialisti dure condanne, come i compagni del Partito Comunista del Perù, i cui insegnamenti del Presidente Gonzalo non devono mai essere dimenticati, vi auguriamo buon lavoro per il vostro congresso per elaborare una valida strategia politica per diffondere a livello ideologico il marxismi-leninismo e fare dell'Italia un paese socialista, governato dalle classi lavoratrici!
Buon lavoro, compagni!